400 colpi (di tastiera) # 6 – Rusty il selvaggio (Francis Ford Coppola), 1983

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rumble-fishRusty James, maschio amaro di Tulsa. Oklahoma. È il fratello minore del Motorcycle Boy, il pifferaio magico. Ha un complesso d’inferiorità ma gli vuole bene, è quello più fragile, è quello che ha una ragazza ma che uno della sua compagnia gliela frega, è quello con un padre alcolista e con una madre che, boh? È il rumble fish che picchia senza un perché. Ma solo alla fine guadagna il suo colore.

Rusty il selvaggio (Rumble Fish) in 400 colpi (di tastiera)

400 colpi (di tastiera) #5 – Escape from tomorrow (Randy Moore), 2013

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escape-from-tomorrowFantascienza e grottesco divertissement per famiglie, parodia dello stile disneyano proprio trale mura del re dei parchi divertimenti, filo logico che è molto arduo scorgere. È una storia che non ci si aspetta, demenziale a tratti, surreale in altri, un po’ frustrante e meno godibile in qualche momento. Non risponde a molte domande, ne pone un bel po’. Quella più importante è soltanto una. Perché?

Escape from tomorrow, in 400 colpi (di tastiera)

400 colpi (di tastiera) #4 – Eraserhead (David Lynch), 1977

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eraserheadUn incubo in cui ogni elemento, ogni dettaglio può essere interpretato in tutti i modi possibili. Dai vermi purulenti al pargolo alieno, che ne pare un’evoluzione; dagli oggetti senza un ruolo specifico ai polli sanguinolenti, ai cespugli di cose. Senza spiegazioni definitive. Le ombre sono sempre più lunghe dei rispettivi personaggi. Fotograficamente e metaforicamente. Il giudizio rimane sospeso.

Eraserhead, in 400 colpi (di tastiera).

True Detective #5 & #6

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true-detective-5-6Guardando con più attenzione la sequenza della sigla, cecando di ignorare i titoli di testa che ci scorrono sopra, ho pensato: probabilmente, alla fine della stagione, potremo ricostruire la trama a posteriori senza guardare un solo episodio, ma solo guardando quella sequenza. Spuntano infatti un paio di personaggi che hanno avuto un ruolo poco chiaro ma hanno seminato tracce qua e là, ma che dovranno passare al vaglio del tempo.

Per adesso dobbiamo accontentarci di cosa scende dal contagocce: tornare infiltrato per una notte sembra aver ricordato a Rust l’infelicità in cui affoga la sua esistenza, svuotata da tutto quello che ha vissuto. Questo stato d’animo viene momentaneamente accantonato dalla gloria che i detective si godono, dopo un blitz in cui hanno ucciso due sospetti. Ciò che raccontano ai loro superiori, però, è una versione dei fatti eroica, edulcorata, che vale una promozione a Marty e una menzione “al coraggio” di Rust. Commentando il continuo scorrere del sangue, nel 2012, Rust sentenzia: “La morte ha creato il tempo per crescere ciò che avrebbe ucciso”, e noi tutti continueremo a rinascere in un flusso continuo, come in una versione un po’ distorta della Samsara.

Se quest’andazzo vale per il 1995, viene fuori anche di più nel 2002 e nel 2012. Nel 2002 le indagini continuano e con loro gli screzi più e meno gravi tra Rust e Marty; ricominciano i tradimenti del moralista Marty, che viene (finalmente) rifiutato definitivamente da Maggie, mentre le figlie hanno smesso da tempo di dargli retta; prosegue il cammino di Rust verso nessun posto, che culmina quando proprio Maggie va da lui disperata, cercando consiglio ma anche sesso selvaggio. Che prontamente rinfaccia al marito, codardo. Nel 2012, per la prima volta, gli interrogatori ai due ex colleghi si concludono: subentra la moglie di Marty, che mente con sicurezza sul triangolo nato dieci anni prima, mentre i detective s’incontrano (si rincorrono in macchina, per la verità) per la prima volta dopo tanti anni. Il faro posteriore del pick-up di Rust è ancorain frantumi, dopo l’ultimo duello col collega, che non rinuncia a caricare il revolver e metterselo in tasca. Cliffhanger.

400 colpi (di tastiera) # 3 – Lasciami entrare (Tomas Alfredson), 2009

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lasciami-entrareHorror dal ritmo lento, piglio un po’ esistenzialista; luogo in cui si conosce l’angoscia di uccidere a morsi ma anche il sollievo che si genera subito dopo il gesto estremo e necessario, è una storia di vampirismo e pure amore tra ragazzi, un biondo leggermente sociopatico e una brunetta dodicenne (ma ho dodici hanni da molto tempo, dice) che non conosce confini. Neppure quelli di ossa e tendini.

Lasciami entrare, in 400 colpi (di tastiera).

400 colpi (di tastiera) #2 – Calvary (John Michael McDonagh), 2014

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Calvary_movieposterTralasciando le opinioni non condivisibili su cosa voglia dire avere una fede e perderla (“provo a non essere un uomo che giudica”, aveva pure detto il prete…), è una storia toccante che parla di un prete che comprende la natura umana meglio dei suoi simili, proprio perché ha avuto il tempo di viverla, di avere una figlia. E che fa una fine fascista, da sfortunato rappresentante di una categoria.

Calvary, in 400 colpi (di tastiera).

400 colpi (di tastiera) #1 – Sin City (Quentin Tarantino, Robert Rodriguez, Frank Miller), 2005

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sin-city

Fotografia da fumetto noir che esalta gli estremi dei toni chiari, scuri e dei mezzitoni (se esistono degli estremi nei mezzitoni); bianco&nero che lascia spazio solo al colore con un eccentrico ruolo narrativo; luoghi inesistenti, che sono solo spazi disegnati e stilizzati manco fossimo in Dogville; esaltazione di sentimenti forti, cuori infranti, vendette sanguinolente e ironia macabra.

Sin City, in 400 colpi (di tastiera).